IL GREEN PUBLIC PROCUREMENT

Con il termine Green Public Procurement (G.P.P.) si intende l'integrazione degli aspetti ambientali nei processi di acquisto delle Pubbliche Amministrazioni, purché la loro introduzione non alteri in alcun modo i principi di fondo che regolano gli appalti pubblici di fornitura (trasparenza, pari opportunità). L’Italia è la prima nazione in Europa ad aver stabilito come obbligatoria l’introduzione dei criteri ambientali all’interno delle gare di appalto, ciò è avvenuto prima con la legge n. 221 del 28 dicembre 2015 (cd. Collegato Ambientale) e poi con le disposizioni del nuovo Codice degli Appalti (D.Lgs 50/2016).

L'importante risultato è giunto a seguito di un lungo percorso fatto dalla normativa europea e nazionale in cui il Green Public Procurement (GPP) è stato promosso soprattutto attraverso atti di soft law come linee guida, comunicazioni e piani di azione finalizzati a determinare un effetto leva da parte della domanda pubblica verso il mercato dei prodotti e dei servizi ecologici.

In ambito europeo è stata decisiva la Direttiva 2014/24/UE che ha enfatizzato il ricorso ai criteri "di qualità" nelle gare pubbliche favorendo una vero e proprio orientamento green per gli approvvigionamenti pubblici.

Il nuovo Codice dei contratti e concessioni, in vigore dal 19 aprile 2016 contiene importanti novità in ambito di GPP. Eccole in pillole:

  • è stabilito l'obbligo di introdurre i criteri di sostenibilità energetica ed ambientale - almeno nelle specifiche tecniche e clausole contrattuali - per l’intero importo a base d’asta nell’affidamento degli appalti pubblici che prevedono l’uso finale di energia in particolare per gli acquisti di attrezzature elettriche ed elettroniche da ufficio. Per altri tipi di contratto l’obbligo è stabilito almeno per 50% dell’importo a base d’asta con aumento progressivo di questa percentuale fino al 2020 (art.34);
  • viene introdotta la possibilità di valutare le offerte sulla base del costo del ciclo di vita dei prodotti includendo tutti i tipi di costi sostenuti dall'amministrazione aggiudicatrice o da altri utenti (art. 96);
  • si riduce il deposito cauzionale agli operatori economici che possiedono determinate certificazioni ambientali e/o etiche (art. 93);
  • si introduce la possibilità di imporre un'etichettatura ambientale specifica come mezzo esclusivo di conformità ai criteri ambientali e sociali richiesti (art. 69).

Prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice dei contratti, il quadro normativo nazionale sul GPP aveva ricevuto una impostazione sistematica con il Decreto Interministeriale di approvazione del Piano d'azione nazionale sul Green Public Procurement (PAN GPP) dietro delega conferita al governo dall'art. 1, comma 1126 della L. 296/2006 (finanziaria per l'anno 2007).

Il Piano, adottato con il Decreto del Ministro dell'Ambiente del 10 aprile 2013, ha, ancora oggi, l'obiettivo di massimizzare la diffusione del GPP presso gli enti pubblici attraverso la definizione degli obiettivi nazionali, l’identificazione delle categorie di beni, servizi e lavori di intervento prioritari per gli impatti ambientali e i volumi di spesa e l’individuazione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) da utilizzare per gli acquisti.

I CAM sono un insieme di requisiti ambientali e, quando possibile, etico-sociali collegati alle diverse fasi di una gara pubblica e periodicamente revisionati per rispondere alle evoluzioni tecnologiche e di mercato. Sono chiamati “minimi” in quanto elementi di base di qualificazione delle forniture verdi e atti a garantire un’adeguata risposta da parte del mercato dell’offerta.

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